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Change Design

"Il design ha una funzione sociale e il suo vero scopo è quello di migliorare la vita delle persone."

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Attività più recente: 19 Apr

Ho pensato di creare questo gruppo dopo che ho vissuto, come tutti noi, credo,in questi mesi, lo sfinimento mediatico sul tema della crisi, la crescita, il default... ecc 

Mi sembra che siamo consapevoli di essere arrivati ad una svolta epocale, il profitto e l'arricchimento è e sarà sempre più in mano a poche  multinazionali che hanno i mezzi per destreggiarsi nel mercato globale e tanti saluti.

Quello che vedo è la crisi di un sistema (consumistico) che non sa fare altro che spingere nell'accelleratore anzichè cambiare marcia.

Chi progetta e si occupa di design lo vive sulla pelle, o sei dentro il recinto o sei fuori.

Non so esattamente cosa si potrebbe fare, inventare, dire fare baciare..ma la voglia di cambiare è tanta.

I segnali sono innumerevoli e come succede oggi giorno passano attraverso il web,blog e poco altro ( sicuramente non dalle riviste asservite alle aziende e a logiche di mercato ammuffite nella sopravvivenza.)



Forum di discussione

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Tag: rhino3d, nasa, isia, frigorifero, change.design

GravityLight: luce economica ai paesi in via di sviluppo, grazie alla gravità

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molto interessante questo caso di start up, consiglio la visione dei contenuti nel sito https://sugru.com/manifesto …Continua

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Commento da giorgio gurioli su 19 Aprile 2013 a 17:29

"progettare per sopravvivere " diceva F.L.Wright e la cosa era avvalorata da Taliesin, vivere e crescere nel deserto. Riusciamo a mettere in asse quello che si dice con quello che si fa? Dare congruenza e quindi  valore a concetti seguiti da opere?

Detto questo, se vogliamo vivere di idee ( in questo caso design) quali saranno le opere da mettere in atto che riportino all'unicità del proprio lavoro? quindi unico, di valore, eroico, non stereotipato, con strumenti inventati e reinventati.

Sono d'accordo  con Marco di tornare a respirare, traspirare la nostra storia/cultura, ma ora si tratta di fare.

 

 

Commento da marco maggioni su 17 Aprile 2013 a 8:53

grazie sensibile Antonio.

Commento da antonio todoverto su 16 Aprile 2013 a 17:01

Ciao Marco (.... Tornato in Italia ho ripreso a respirare e riempirmi il cuore di poesia e luce ) , Mi ha fatto bene leggere questo tuo post .

Commento da marco maggioni su 16 Aprile 2013 a 13:11

Ho letto con particolare attenzione il pezzo " proletariato creativo" che hai postato, Giorgio. Esprime esattamente, nei contenuti, una condizione su cui da tempo sto riflettendo e di cui tutti noi dovremmo acquisire consapevolezza. Sono appena tornato da cinque giorni ad Hong Kong ( questa è la quinta volta che vado là oltre ad esser stato a Canton, Shenzhen,  in  Corea del sud e Taiwan) e posso assicurarvi che l'atmosfera di Blade Runner ( il film era del 1982 ) è già stata ampiamente raggiunta e superata. Il sistema produttivo da quelle parti sforna qualunque prodotto/gadget sia anche solo immaginabile, tecnologicamente avanzatissimi e con una obsolescenza programmata che li rende inutili dopo 6 mesi. Hong Kong stessa offre un'esperienza di acquisto 24h per 365 giorni all'anno, un mega concentrato di banche alte 450 metri e shopping center da 100 piani.... i nuovi ricchi dagli occhi a mandorla sfoggiano i brand europei del lusso ( da Gucci a BMW passando per Louis Vuitton, ecc. ) come  "condicio sine qua non" mentre colonizzano il mondo con gadgets elettronici di consumo - dal cui  acquisto sembra che non possiamo sottrarci  - prodotti lì. Hanno già vinto, qualora ci fosse ancora qualche dubbio. Il cielo laggiù è sempre grigio per via dell'inquinamento atmosferico, il Sole non l'ho mai visto. La gente comunica attraverso gli smart phone anche quando sono seduti in 4 attorno ad un tavolo per pranzare.... Tornato in Italia ho ripreso a respirare e riempirmi il cuore di poesia e luce: nel vedere i colori della primavera, nel pensare alle infinite meraviglie che abbiamo tutt'attorno, nel riflettere sulle cose che un tempo abbiamo saputo fare con eccellenza perché nate da un processo ideativo legato al territorio e da passaggi evolutivi di conoscenze antiche, uniche e speciali. E' da qui che dobbiamo ripartire per tornare a creare forme di bellezza che racchiudano percorsi, storie, idee, tempo e relazioni. Questo è il progresso che rende  la qualità della vita degna di essere chiamata umana. Tutto il resto è solo sviluppo e crescita, che personalmente voglio combattere. Questo è il futuro che desidero.

Commento da giorgio gurioli su 16 Aprile 2013 a 6:59

Proletariato creativo

segnalo un articolo che inquadra piuttosto bene la condizione della così detta creatività diffusa, l'inflazione della figura del designer ( con la complicità delle scuole) aggiungo io,  l'illusione che la soluzione sia nei makers,  quello che succederà sarà solo a vantaggio delle multinazionali  dell'elettronica di consumo e delle loro macchine per la prototipazione casalinga.

Il sapere che oggi fa la differenza è conoscenza  dei processi produttivi, dei materiali,

capacità di gestione e autonomia, sperimentazione e ricerca, co-design, e attenzione a settori diversificati.

Commento da giorgio gurioli su 28 Gennaio 2013 a 17:49

L'arte nobile dell'uncinetto acquista una funzione "architettonica" divertentissima nelle opere dell'artista Toshiko Horiuchi Mac Adam. Questa area-divertimenti a Sapporo (Giappone) è stata completamente realizzata "all'uncinetto" in collaborazione con gli ingegneri strutturali della TIS & Partners e degli architetti paesaggisti dellaTakano Landscape Planning.

Commento da giorgio gurioli su 20 dicembre 2012 a 9:34

ciao Pietro e Luca

nel post di Marco c'è un esempio di cosa si potrebbe fare o contribuire a realizzare per avvicinarsi di un passettino al costruire un sistema che faccia da volano al cambiamento, non credo ci siano scorciatoie on line dove si sta "comodamente" seduti al calduccio davanti ad un computer, sarebbe troppo facile e quindi il valore delle cose facili penso sia basso.

Commento da Luca Biselli su 18 dicembre 2012 a 11:47
Caro Pietro,
Credo che per risolvere un problema occorra conoscerlo, prima di tutto, nei suoi dettagli. Così come Jacque Fresco, designer di professione, propone nuovi modelli di sviluppo umano (ma anche Buckminster Fuller, per fare un altro esempio, si era impegnato in questo senso), così i designer dovrebbero conoscere i meccanismi che ho citato in un altro commento a Giorgio, per risolvere il "problema" come se fosse un problema di design. La creativitá è una attitudine alla vita, non solo una facoltá da usare nella progettazione di oggetti o grafica. Secondo me bisogna inventare, "progettando" e risolvendo, prima di tutto a livello individuale, la risoluzione ai problemi che ci circondano, quotidianamente, invitando coloro che ci circondano, a fare lo stesso. L'arte della maieutica di Socrate e lo studio della creatività e pulsioni interiori, contrapposti all'intervento esterni dall'alto, secondo me, sono gli unici driver di cambiamento davvero possibili.
Ciao
Commento da Pietro Cavallo su 18 dicembre 2012 a 11:11
Caro Giorgio
Sono appassionato di auto, sia dal punto di vista tecnico che di design, sin dall'apparizione della stratosferica Miura. per rinfrancarmi dal banale mondo creato dai grandi costruttori di auto, seguo le nicchie dei piccoli costruttori inglesi: Ginetta, Radical, ed ancora più piccole e "folli" ZCars. Questi costruttori attraversano un buon momento, nonostante la crisi, e le ragioni sono, secondo me sono, soprattutto, due: godono di un completo appoggio da parte dello stato (hanno un loro rappresentante al parlamento), e poi, toccano e risvegliano gli animi degli appassionati, grazie alla loro inventiva e...libertà.
Piccola storia: Ho letto tempo fa una intervista ad un dirigente della Tecnam Ultraleggeri di Napoli (azienda che vende anche negli USA), In questa intervista veniva evidenziata una norma, folle, emanata dalla comunità europea secondo la quale i sedili di questi aerei devono resistere ad una decelerazione di 25 g. Tenendo presente che il corpo umano sottoposto ad una decelerazione di oltre 12g muore, le altre nazioni europee se ne sono fregate di questa norma, mentre solo da noi, i soliti inflessibili controllori hanno imposto la sua osservanza, con conseguente aggravio di costi.
Al momento attuale non c'è nessun politico che possa cambiare questa situazione, "ferreamente" radicata nel tessuto di questa nazione.
Tocca a noi, creativi, il compito immane di cercare di migliorare la situazione. Una soluzione potrebbe essere quella delle nicchie, gli artigiani; ma per funzionare bene, questo sistema ha bisogno di infrastrutture fluide,,,come si fa?
Commento da giorgio gurioli su 18 dicembre 2012 a 10:24

Esempi illustri

Bauhaus: l’11 aprile 1933 la Gestapo perquisì la scuola e ne decise la chiusura.

Questo Odio viscerale epidemico per i creativi visti come destabilizzatori e portatori del caos e della promiscuità non si è ancora esaurito e si affaccia con forme diverse, esempio ne è anche quello che sta succedendo in GB, spero che la legge  venga ritirata, mi risulta, magari sbaglio,  in italia nessun designer o organizzazione del design ha fatto una campagna in difesa di questo.

 

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